sabato 29 dicembre 2012

Rose Storiche Italiane


La Rosa "Montecito" del fiorentino Franceschi Fenzi

Oltre ad essere uno splendido ibrido di gigantea, la Rosa 'Montecito' è anche il risultato del lavoro e della passione botanica di un intraprendente, coraggioso italiano vissuto all'estero: Francesco Franceschi Fenzi. 

Stemma dei Fenzi recante il motto:
"In Labore Virtus".
Profetico il simbolo vegetale al centro...
da: en.wikipedia.org/wiki/Fenzi
In realtà il creatore di questa magnifica rosa bianca si chiamava Emanuele Orazio Fenzi, come il nonno Emanuele, banchiere e senatore. 
Emanuele Orazio nacque a Firenze il 12 marzo 1843. Laureato in legge a Pisa, fin da giovanissimo fu attratto dal mondo vegetale, tanto da dedicare ad esso buona parte della sua futura esistenza. Il Fenzi, oltre ad essere un brillante uomo d'affari, fu, infatti, un appassionato studioso, ricercatore, collezionista di specie botaniche ed abile ibridatore

In seguito alla grave crisi economica che alla fine del XIX secolo  colpì l'Europa, causando il fallimento del Banco Fenzi, Emanuele Orazio, cambiato il nome in Francesco Franceschi, si trasferì nel 1892 in California, prima a Los Angeles e poi a Santa Barbara. Qui, nel 1895, pubblicò il libro "Santa Barbara exotic flora: a handbook of plants from foreign countries grown at Santa Barbara", una delle migliori pubblicazioni a tema botanico che potesse vantare allora la California. 

A Santa Barbara, prima del 1912, anno del rientro in Italia, nacque, insieme con la "Montarioso" e la "Madeleine Lemoine", la Rosa "Montecito", il cui nome deriva dalla località dove l'infaticabile Fenzi aveva avviato una nuova attività commerciale. 

 Creata a partire da semi di R. gigantea inviati dall'India nel 1904, la Rosa "Montecito" è un ibrido di Rosa brunonii Lindl. (R. moschata) x Rosa odorata var. gigantea Rehder & Wilson.
Rampicante molto simile alla gigantea  (conserva nel profumo il ricordo della R. brunonii) la "Montecito" ha boccioli affusolati e grandi fiori a cinque petali, bianco crema, bianchi a completa apertura. Corona di stami dalle antere color giallo cadmio che virano poi in arancio scuro. I rami, lunghi fino a trenta metri, portano foglie delicate, leggere, dal lembo elegantemente allungato.

Per approfondimenti sulla biografia di Emanuele Orazio Fenzi:
www.treccani.it/enciclopedia/emanuele-orazio-fenzi_(Dizionario-Biografico)/

martedì 14 agosto 2012

Johann Christoph Volkamer

Una passione contagiosa:
le Esperidi dall'Italia alla Germania


Johann Christoph Volkamer, Limon cedrato
Nürnbergische Hesperides
Norimberga 1708

lunedì 13 agosto 2012

Il Cedro, origini e diffusione


Prima specie di agrumi conosciuta in Europa, il Cedro deriva probabilmente da piante native delle zone tropicali e subtropicali del sud-est asiatico. Ma la più antica testimonianza della sua coltivazione ci è fornita dal ritrovamento di semi di Citrus medica Risso. presso gli scavi di Nippur, città sumerica a sud di Babilonia.
Esistono altre tracce storiche della coltivazione del Cedro nel medio e vicino oriente, ad esempio, la citazione biblica [Levitico, XXIII, 40] in cui si fa riferimento a questa specie, o alla varietà lageriformis Roem. forse importata in Palestina da Babilonia. Altro interessante documento è la moneta coniata da Simone Maccabeo durante i quattro anni della Redenzione di Sion (136 d.C.) recante la raffigurazione di un frutto di Cedro.
Fu con la conquista da parte di Alessandro Magno della Media e della Persia e con l’istituzione di vere e proprie campagne di raccolta di piante nelle terre sottomesse, che questo agrume giunse nel bacino mediterraneo. Teofrasto, nella sua Historia Plantarum [libro IV, cap. IV, 2], ne lasciò la più antica descrizione, seguita da quelle di Plinio [Naturalis Historia 12,15-16] e Virgilio [Georgiche, libro II]. 
I primi tentativi di acclimatazione del Cedro furono compiuti in Italia. Tentativi piuttosto difficoltosi a causa delle particolari esigenze colturali che questa specie presenta in climi piú freddi. Proprio per tali ragioni, la coltivazione del Cedro, pur avendo un discreto sviluppo nelle regioni meridionali d’Italia (specialmente in Calabria), fu sempre limitata, nel resto d'Europa, al decoro dei ricchi giardini aristocratici, conservando nei secoli un carattere di esotica ricercatezza.
A.T.
 

Citrus medica L. "Maxima", particolare
acquerello su cartone, Aurora Tazza
collezione privata


Theophrastus Eresius
De Historia Plantarum libri decem graecae et latinae
Amsterdam, edit. H. Laurentium, 1644
© Bibliothèque Interuniversitaire de Santé, Paris

martedì 7 agosto 2012

Hesperides


Le Esperidi, Egle, Aretusa ed Espertusa, ninfe abitatrici di un favoloso giardino posto su un’isola ai confini occidentali della terra, custodivano un albero dai pomi aurei, dono nuziale di Gea alla dea Giunone. Ercole compì la sua undicesima fatica cogliendone i frutti e uccidendo il vigilante drago Ladone. Il Pontano con l’opera “De Hortis Hesperidum, sive de Cultu Citri” (1503), fu il primo in epoca moderna a stabilire poeticamente l’identità fra i pomi aurei e i frutti degli agrumi; in seguito Giovan Battista Ferrari nelle sue “Hesperides” (1646) consolidò questa interpretazione associando la ninfa Egle al Cedro, Aretusa al Limone ed Espertusa all’Arancio.

The Hesperides—Aegle, Arethusa, Erytheia and Hesperia—are nymphs who watch over a beautiful garden on an island at the western end of the earth. In this garden grows a tree with the golden apples that Gaia gave Hera as a wedding present. Hercules completed the eleventh of his Twelve Labors by picking some of its fruit and killing Ladon, the dragon with a hundred heads who guarded it. In his “De Hortis Hesperidum, sive de Cultu Citri” (1503), Giovanni Pontano was the first modern writer to create a poetic link between the golden apples and citrus fruits. Giovan Battista Ferrari in his “Hesperides” (1646) consolidated this interpretation, associating the nymph Aegle with the citron, Arethusa with the lemon and Hesperia with the orange.




Citrus medica L. "Maxima"
acquerello su cartone. Aurora Tazza
Giovanni Battista Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden

Citrus deliciosa Ten., studio
acquerello e grafite su carta. Aurora Tazza

Foglie di Limon Amalphitanus


Limon Amalphitanus, particolare, acquerello su carta.
Coll. Magnani, "Museo della Carta", Pescia. Aurora Tazza.

Limon Amalphitanus, studio preparatorio, grafite e acquerello su carta.
Coll. Magnani, "Museo della Carta", Pescia. Aurora Tazza.

lunedì 6 agosto 2012

Federico Garcia Lorca

“ La luna llorando dice: Yo quiero ser una naranja
[Federico Garcia Lorca, "Canciones de Luna"]


Citrus aurantium L., Arancio amaro
acquerello su carta. Aurora Tazza

giovedì 2 agosto 2012

Esperidi dai Giardini Segreti di Villa Borghese


Le foglie allungate e strette del Citrus limon (L.) Burm. "Salicifolia" ricordano quelle del Salice. Anche i frutti, di colore giallo vivo, hanno una forma leggermentre allungata.

Citrus limon (L.) Burm. "Salicifolia". A lemon plant with long narrow leaves resembling those of a willow.
The fruits are also slight elongated and bright yellow in colour.
From the Secret Gardens of Villa Borghese, in Rome.

Citrus limon (L.) Burm. "Salicifolia", Limone a foglia di salice
acquerello su carta, Aurora Tazza
Collezione privata

domenica 29 luglio 2012

Rose Storiche Italiane

Rosa "Florentia", medaglia d'oro a Roma nel 1941...
Rosa "Florentia", ibridatore Giacomasso, 1941
particolare, acquerello su carta. Aurora Tazza

sabato 28 luglio 2012

Hesperides, Limoni digitati

Bizzarrie dell' Eriophyes sheldoni, l'Acaro delle meraviglie...


Citrus limon (L.) Burm. "Digitata"
acquerello su carta pergamena. Aurora Tazza

Limon citratus alterum includens
G. B. Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden
Aliae formae citrati limonis alios includentis
G. B. Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden
Aurantium distortum
G. B. Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden
Malum citreum multiforme
G. B. Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden

mercoledì 25 luglio 2012

Hesperides, oro di Sorrento

Limoni di Sorrento

Nella Penisola Sorrentina si sono andate nel tempo caratterizzando numerose cultivar di agrumi...
Citrus limon (L.) Burm., Limone di Sorrento
acquerello su cartone
collezione dott. Sabrina Cutrono
 Aurora Tazza

Hesperides, Montale

Le trombe d'oro della solarità

(...) qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
[Eugenio Montale, "I Limoni" , da "Ossi di Seppia", 1925]

Limone di Sorrento, studio
grafite e pastello a olio su carta
Aurora Tazza

Hesperides, il Cedro "Mano di Budda"

Citrus medica "Sarcodactylis"

Originario dell'Estremo Oriente, dove viene coltivato da secoli per fini religiosi, questo straordinario cedro presenta un frutto poderoso e tentacolare che, da acerbo, è molto simile alla mano chiusa del Budda in meditazione.
Ho ammirato per la prima volta il Citrus medica "Sarcodactylis" visitando le rinnovate collezioni di agrumi dei Giardini Segreti di Villa Borghese, a Roma, restituiti a studiosi e appassionati grazie all'intervento di restauro su progetto dell'Arch. M. Di Giovine e della Prof.ssa Alberta Campitelli.
A.T.

Citrus medica L. "Sarcodactylis"
acquerello su carta. Aurora Tazza
Citrus medica L."Sarcodactylis", studio
grafite su carta. Aurora Tazza

venerdì 13 luglio 2012

Rosa chinensis "Mutabilis"

"...tutto passa, la natura muta e cambia tutte le cose”
Lucrezio, "De Rerum Natura",  V, 826

Petali di Rosa chinensis "Mutabilis"
acquerello su carta. Aurora Tazza

Giovan Battista Ferrari

Limoni cedrati


 Image of 285 Illustration of LIMON PSEUDOCITRATUS BARBERINORUM
Limon pseudocitratus barberinorum
 Image of 287 Illustration of LIMON CITRATUS SILUESTRIS
Limon citratus silvestris
 Image of 267 Illustration of LIMON CITRATUS PRIMÆ NOT Æ SCABER
Limon citratus primae notae scaber
 Image of 265 Illustration of LIMON CITRATUS PRIMÆ NOTÆ LÆUIOR
Limon citratus primae notae laevior
 Image of 283 Illustration of LIMON CITRATUS IN COENOBIO TERESIANO TRANS TYBERIM
Limon citratus in coenobio teresiano trans tyberim
 Image of 281 Illustration of LIMON CITRATUS AMALPHITANUS
Limon citratus amalphitanus
G. B. Ferrari, "Hesperides", 1646
© 1995-2012 Missouri Botanical Garden
http://www.illustratedgarden.org




giovedì 12 luglio 2012

Fra Limoni, Cedri e Aranci

I Limoni Cedrati costituiscono un importante gruppo di ibridi fra limone e cedro, coltivati soprattutto a scopo ornamentale.

Citron Lemons are a major hybrid, grown primarily for ornamental purposes.

Citrus limonimedica Lush. 'Pigmentata'
acquerello su carta. Aurora Tazza
Collezione privata




Citrus limonimedica Lush., Limone cedrato di Amalfi
acquerello su carta. Aurora Tazza

martedì 10 luglio 2012

Le antenate della "Belle Portugaise"


L’ibridatore Henry Cayeux descrive la sua creazione:

"...Belle Portugaise, from Souvenir de Léonie Viennot x R. gigantea.
A large and beautiful rose of very delicate coloring—shell pink touched with salmon. The very long buds reach a length, sometimes, of 10 cm. (4 inches), especially when they are produced at the ends of vigorous branches. The flower, when completely open, may measure from 15 to 16 centimeters (6-6.5 inches) in diameter. Grown in a temperate climate, Belle Portugaise attains a great development and is literally covered with its large blooms. It seems to have inherited the great luxuriance possessed by the mother plant, Souvenir de Léonie Viennot; moreover, it is able to produce fertile seeds, and might thus be very usefully employed in hybridization."

H. Cayeux, "Journal of Heredity" (1929), p. 307.


L’esuberanza e il vigore della “Belle Portugaise” sono dunque un’eredità della “Souvenir de Mme Léonie Viennot, una lussureggiante tea sarmentosa creata dall’ibridatore francese Jean-Alexandre Bernaix nel 1898 a Lione, a partire dalla storica “Gloire de Dijon”.

L'ibridatore Jean-Alexandre Bernaix
autore della Rosa "Souvenir de Madame Léonie Viennot"

Le proporzioni imponenti dell’ibrido di Henry Cayeux sono invece un lascito della Rosa gigantea.

La storia della scoperta della gigantea, definita da Graham Stuart Thomas "l'Imperatrice delle rose selvatiche", è piuttosto movimentata: due rinvenimenti, il primo nel 1882  ad opera del botanico scozzese Sir George Watt, “Medical Officer” nello Stato di Manipur (India nord-orientale); Sir George, colpito dalla grandezza dei suoi cinorrodi la chiamò R. macrocarpa, cambiando in seguito la denominazione in R. xanthocarpa, per sottolinearne il colore. A questo fortunato rinvenimento non fece seguito alcuna classificazione.

Bisogna attendere il 1888 perché il botanico Sir Henry Collett, avvistando a Shan Hills nello stato di Burma, i lunghi rami festonanti di questa rosa dai grandi fiori, la chiamasse Rosa gigantea e ne spedisse alcuni campioni ai giardini botanici di Kew e Calcutta. Di lì i campioni furono inviati al botanico belga François Crépin, il quale ne diede per primo una descrizione accogliendo, su suggerimento dello stesso Collett, il nome di Rosa gigantea.

Rosa gigantea Collett ex Crép.; campioni raccolti
da Sir Henry Collett sulle colline Shan,
in alta Birmania. Erbario Crépin.
Orto Botanico Nazionale del Belgio (BR).
Da "Botarosa", Les pages de la roseraie environnementale
de Chaumont-Gistoux.

Ecco cosa scrive a proposito Mauro Lino Roberto Pesce, membro della community “Le Rose Antiche”:

“(…). Secondo l'ipotesi formulata da Crèpin, la R. gigantea di Collett e la R. xanthocarpa di Watt erano due espressioni della stessa pianta; comunque tale opinione non venne mai condivisa da Watt, il quale preferiva credere che le due piante fossero distinte e che la R. gigantea fosse piuttosto un ibrido derivante da R. chinensis.
Per un certo periodo si è ritenuto che le differenze morfologiche individuate da Watt, come il possedere 7-9 foglioline invece di 5-7 ed avere fiori di colore piu' scuro, potessero essere inconsistenti. In particolare e' stato notato che le R. gigantea che vivono alle quote piu' alte, quindi in condizioni di temperatura più bassa, tendono ad avere una colorazione più intensa del fiore. Mentre le gelate sono pressochè sconosciute presso Shan Hills, dove è stata rinvenuta la R. gigantea, la R. xanthocarpa è stata raccolta in Manipur ad una considerevole altezza, dove il clima e' certamente più rigido; ciò potrebbe spiegare il mistero se non fosse che un'altra autorità nelle R. gigantea, l'ibridatore H. Cayeux, sostenne la prospettiva di Sir Watt. Attualmente si ritiene che entrambe le varietà siano sotto-specie di R. chinensis. La cosa può sembrare apparentemente difficile da credere, rammentando i bassi cespugli di 'Old Blush' dal fiore doppio che abbiamo in giardino; tuttavia le R. chinensis spontanee sono piante a fiore semplice che crescono notevolmente, e non è raro che raggiungano i 6 m di altezza. Crèpin era fermamente convinto che gli incroci di R. gigantea avrebbero potuto rivelarsi di maggior pregio rispetto a quelli ottenuti con R. chinensis, in virtù del fatto che la prima combinava bellezza del fogliame a fiori di grandezza ineguagliabile; per questo si prodigò perchè la coltivazione della pianta in occidente potesse avere successo, inviando parte dei semi raccolti ai giardini del sud Europa che, situati in una fascia climatica più calda, avrebbero fornito alla pianta un ambiente più adatto in cui crescere.
Oggi sappiamo quanto egli avesse ragione: la pianta ci ha effettivamente regalato una discendenza di una bellezza singolare. Successivamente alla scoperta di H. Collett e Sir Watt, W. Hancock e A. Henry segnalarono la presenza della pianta in Mengtze, Yunnan, a sud-ovest della Cina; in questo caso gli esemplari presentano fiori bianco puro, con una circonferenza di 15 pollici (40 cm circa).”


Da “la Storia delle Rose: La grande eredità della Rosa gigantea” di Mauro Lino Roberto Pesce, Museo Giardino della Rosa Antica.

venerdì 6 luglio 2012

Origini orientali della "Belle Portugaise"

Grandi fiori penduli rosa perlato con sfumature salmone ed un intenso profumo di tè, boccioli affusolati all'apice di lunghi steli, fogliame denso e persistente, rami che possono superare i dieci metri... La "Belle Portugaise" è davvero una rosa emozionante.
Il segreto del suo fascino sta nell'origine orientale, la "Belle Portugaise" è, infatti, un ibrido di Rosa gigantea, elegante quanto poco conosciuta rosa tea selvatica originaria dello stato di Manipur, nel nord-est dell'India. La Rosa gigantea Collett ex Crép., insieme con la Rosa chinensis var. spontanea (Rehder & E.H.Wilson), ha dato origine alla sterminata schiera delle rose moderne.
La "Belle Portugaise" fu ottenuta nel 1903 dal francese Henry Cayeux, direttore dell'Orto Botanico di Lisbona e primo ibridatore di gigantea in Europa, incrociando quest'ultima con "Souvenir de Mme Leonie Viennot". Seguirono, dal 1903 al 1905, altri suoi quattro ibridi di gigantea: "Etoile de Portugal", "Amateur Lopes", "Lusitania" e "Palmira Feijao".


L'esemplare da me dipinto nel 2011, proviene dal roseto dell'Orto Botanico dell'Università "Sapienza" di Roma, curato dal dott. Stefano Marzullo.
A.T.

Rosa "Belle Portugaise"
ibridatore Henry Cayeux, 1903
acquerello su carta di Aurora Tazza


Rosa chinensis Jacq.f. spontanea Rehd. & E. H. Wils.
Campioni d'erbario raccolti dallo scopritore
Augustine Henry nel 1884, Gole di Ichang, sud ovest della Cina;
erbario del Museo di Storia Naturale di Parigi.
Da "Botarosa", Les pages de la roseraie environnementale
de Chaumont-Gistoux.

domenica 8 aprile 2012

"Il tralcio, la foglia, il calice, sono fratelli viventi dell’ovale del cono dell’ellisse, del cerchio...”.
Rudolph Borchardt,  “Il Giardiniere Appassionato”
Le piante e gli elementi che le compongono sono dunque, nella loro essenza, riconducibili a sottili lamine e a forme plastiche immerse nello spazio tridimensionale.
Il mio lavoro vuole suggerire proprio questa spazialità e, plasmando le forme organiche nella luce generatrice dei colori, suscitare il fascino misterioso che ogni pianta possiede, e che è possibile percepire osservando questi complessi organismi con partecipazione emotiva e desiderio di comprendere.
A.T,

giovedì 5 aprile 2012


Per generazioni artisti e studiosi si sono interrogati sul mistero della bellezza vegetale, individuando nelle piante complessi equilibri di forme, costanti regole di crescita, un’energia vitale che dà loro un aspetto sempre diverso e nuovo, nonostante il permanere di una logica strutturale perfetta. Culture di ogni tempo e luogo hanno riconosciuto nelle piante l’origine stessa della bellezza.
Tale ricchezza e profondità di significati chiede all’artista una sorta di contemplazione attiva che consenta la resa delle infinite variazioni strutturali e cromatiche di piante, fiori e frutti e del loro particolare modo di crescere e svilupparsi nello spazio tridimensionale.

The wonder of generations of artists and academics has settled on the mystery of plant beauty. In these complex life forms they see a balance of shapes, invariable rules of growth and a vital energy that gives them an ever-changing, new appearance despite their perfect structure logic. For cultures of every time and place, plant life is the very origin of beauty.
An artist wanting to reproduce the infinite structure and chromatic variations of plants, flowers and fruits and their unique growth and development in three-dimensional space needs to dedicate a sort of active contemplation to this richness and depth of meaning.

[Aurora Tazza Arte Botanica, De Luca Editori d'Arte]
Cynara scolymus L., studio preparatorio
acquerello e grafite su carta.
Aurora Tazza

martedì 3 aprile 2012

Rose Storiche Italiane

Rosa "Clementina Carbonieri"
ibridatore Bonfiglioli, 1913
acquerello su carta. Aurora Tazza

Clementina Cionini Carbonieri.
da "Francesco Carbonieri: la Belle Epoque
nell'obiettivo di un amatore".
Ex Ospedale Sant'Agostino, Modena
19 novembre - 29 gennaio 2012
Per gentile concessione
del Fotomuseo G. Panini di Modena.