martedì 22 gennaio 2013

Benvenuti nel mio nuovo corso di Pittura Botanica! Roma, 16 marzo 2013

Benvenuti nel nuovo corso
di Pittura Botanica
a cura di Aurora Tazza.
Il ciclo di 12 lezioni,
promosso
dall'Associazione OASIS,
e aperto a tutti coloro
che amano l'Arte e la Natura,
avrà inizio a Roma
Il prossimo 16 marzo 2013
presso la "Casa del Parco",
un antico casale
in uno splendido parco
regionale a due passi 
dal centro di Roma
(bus 44, 870, possibilità 
di parcheggio gratuito).

Per informazioni e iscrizioni:
secretariat@notredamedesion.org
segreteria@associazioneoasis.com
cell. 3669705976 (il pomeriggio)

domenica 20 gennaio 2013

Hans Simon Holtzbecker

Il Codice Gottorf

Non sappiamo molto di Hans Simon Holtzbecker. Conosciamo la sua città di origine, Amburgo, la parrocchia a cui apparteneva, St Petri, i committenti e la data della morte, 21 marzo 1671. Davvero troppo poco, anche per un profilo sintetico. Parlano di lui, piuttosto, le circa tremila splendide tavole botaniche che egli dipinse a gouache su pergamena, grandi tavole miniate raccolte in quattro florilegi: il Codice Gottorf, dipinto nel 1650 per Federico III, duca di Schleswig-Holstein-Gottorf (da cui sono tratte le tavole di agrumi qui inserite), un florilegio probabilmente dipinto per la moglie di Federico III, Duchessa Maria Elisabetta, il florilegio Anckelmann, firmato e datato 1660, dipinto per la famiglia Anckelmann di Amburgo e il Florilegium Moller, per il sindaco di quella stessa città.

Se in vita ebbe la fortuna di avere ottimi committenti (da qui l'utilizzo pressoché esclusivo di lussuose pergamene come supporti pittorici), dopo la morte, Hans Simon Holtzbecker fu dimenticato. Le sue opere non ebbero sorte migliore, furono infatti attribuite, nonostante ogni evidenza, ad un'altra importante artista botanica tedesca, Sibylla Merian (1647-1717), nota per una visione della natura e uno stile pittorico affatto diversi da quelli dell'Holtzbecker.
Solo nel 1989, grazie alle ricerche della Dott.ssa Helga de Cuveland (Der Gottorfer Codex), i quattro florilegi hanno trovato la loro corretta attribuzione.



Il Codice Gottorf, autentico trionfo di forme e colori, illustra in quattro volumi (365 pagine), ben 1180 essenze vegetali: fiori, frutti, arbusti, piante commestibili e medicinali coltivate nei giardini del Castello di Gottorf, uno fra i più importanti della Germania del nord. Ogni pagina del Codice reca da uno a dieci soggetti diversi.
Notevoli  la qualità della pennellata, la ricchezza dei dettagli e dei colori, la cui morbidezza e profondità risultano esaltate dall'uso della pergamena come supporto pittorico. 
L'Holtzbecker, affascinato dalle piante di agrumi coltivate nel castello di Gottorf, seppe cogliere con grande maestria la sontuosa opulenza dei rami di limone carichi di foglie e, soprattutto, la luce dorata che, provenendo dai frutti, investe le fronde, illuminandole.

Da notare, nella prima delle due tavole, il grande frutto di Pummelo (qui denominato Citrus decumana) il cui nome scientifico è Citrus maxima (Burm.) Merr., ovvero l'agrume cui si fa cenno nel precedente post, a proposito delle origini del Pompelmo.
In seguito all'occupazione  del castello da parte della Danimarca nel 1713, il Codice Gottorf, divenuto proprietà danese, fu inserito nella Biblioteca Reale. Nel 1749 i quattro volumi furono iscritti nei registri della Galleria Nazionale di Danimarca come "bottino di guerra".
 
 
Citrus decumana (Citrus maxima Burm.)
gouache su pergamena, H. S. Holtzbecker
Gottorfer Codex, 1649-1659
da Wikipedia

Citrus limon
gouache su pergamena, H. S. Holtzbecker
Gottorfer Codex, 1649-1659
da Wikipedia

lunedì 14 gennaio 2013

Hesperides dal giardino dell'Eden


Il Citrus x paradisi (Pompelmo)

Nome suggestivo per un frutto dalla sfericità quasi perfetta e dalla buccia liscia e omogenea che ne amplifica la luminosità, contrastando piacevolmente con il verde profondo del fogliame.
Assente per secoli dai codici botanici come dalle opere degli artisti, ignorato perfino da Bartolomeo Bimbi, che pure aveva dipinto per i Medici un numero considerevole di specie e varietà di agrumi, il Citrus x paradisi verrà raffigurato solo nel 1811 da Antoine Poiteau su commissione del conte Giorgio Gallesio, allora impegnato nella realizzazione del fondamentale "Traité du Citrus" e dell'Atlante Citrografico. La tavola, dipinta a gouache e matita su pergamena, reca il titolo altrettanto evocativo di "Pomo d'Adamo" o "Pompelmousse".

Locandina della mostra allestita presso il palazzo del Podestà di Pescia (PT) nell'ormai lontano 2006, a cura dei Prof Baldini e Tosi. Vi furono esposte le 32 splendide tavole commissionate dal Gallesio ad artisti francesi e italiani: Antoine Poiteau, François Turpin, Domenico e Francesca Del Pino, Rachele Cioni e Isabella Bozzolini. In quella occasione fu esposta anche la collezione delle mie tavole di agrumi ad acquerello, grafite e punta d'argento.

Resta l'incertezza delle origini di questa Rutacea, probabilmente sconosciuta per molti secoli agli europei, ma, secondo taluni, già nota agli Arabi nel Medioevo.
Dal punto di vista genetico, per alcuni autori, il pompelmo sarebbe un incrocio fra l'arancio dolce (C. sinensis) e il pomelo (C. maxima), per altri consisterebbe nella mutazione di quest'ultimo. Soltanto dal 1830, anno in cui la Florida ne sviluppò il monopolio, lo si è distinto dal C. maxima con la denominazione di Citrus paradisi, mutata poi, nel 1950, in quella attuale di Citrus x paradisi. 
A.T.
Citrus x paradisi
acquerello su carta, Aurora Tazza
collezione privata