giovedì 28 gennaio 2016

Gli autori delle rose e il florovivaismo italiano: Presentazione degli Atti del Convegno al MACRO

Il poliedrico, multiforme mondo delle Rose e del Florovivaismo Italiano negli Atti che la Nicla Edizioni presenterà al pubblico degli appassionati il prossimo 4 febbraio 2016, al MACRO di Roma.

 
La pubblicazione raccoglie gli interventi degli specialisti che hanno preso parte al Convegno Internazionale tenuto presso il CET (Centro Europeo Tuscolano) lo scorso 16 settembre 2015.
Un imperdibile evento al quale sono invitati i gentili lettori di questo blog.

Giovedì 4 febbraio 2016
ore 17:30
presso il MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma
Via Nizza, 138 - 00198, Roma
cell. + 39 (0) 335 6699313
info@nicla-arte.org
R.S.V.P

mercoledì 20 gennaio 2016

Rose e Potere: I Tudor e la Rosa damascena versicolor

In lotta fra loro per lunghi anni nella cosiddetta "Guerra delle Rose" (1455-1485), le casate degli York e dei Lancaster, i cui emblemi erano rispettivamente una rosa bianca e una rosa rossa, furono unificate dal vincitore Enrico VII Tudor, Lancaster per parte di madre, e dal suo matrimonio con Elisabetta di York, avvenuto nel 1486.

Ritratto di Enrico VII
olio su tavola, autore sconosciuto
National Portrait Gallery, Londra


Ritratto di Elisabetta di York
olio su tavola, autore sconosciuto
National Portrait Gallery, Londra
 

L'unione fu simbolicamente suggellata dalla Rosa Tudor, ovvero, dalla Rosa damascena versicolor (Rosa 'York and Lancaster') caratterizzata da petali bianchi segnati e variamente macchiati di rosa più o meno intenso.
Come ricorda Graham Stuart Thomas, questa damascena, spesso confusa con la gallica 'Rosa Mundi', fu accuratamente descritta da Parkinson nel 1629 e citata da Shakespeare nell'"Enrico IV".
 
Rosa damascena versicolor
(Rosa Damascena variegata)
Pierre-Joseph Redouté
 

Nel dipinto attribuito a Nicholas Hilliard (1547-1619), detto "The Pelican Portrait" (dalla foggia del pendente sul petto di Elisabetta I), più dell'immagine stessa della regina, è proprio la versione araldica della Rosa damascena versicolor a dominare incontrastata. Il fiore rosso a cinque petali, con cuore bianco, bottonato d'oro, rappresentato alla destra della sovrana, investe tutto il quadro con la sua forza iconica, quale simbolo della potente dinastia Tudor. Elisabetta I, rivestita del suo paludamento regale, per contro, appare ridotta, nella sua fisicità, alla sommaria rappresentazione del volto e dell'esile mano.

Ritratto di Elisabetta I, "The Pelican Portrait"
olio su tavola, autore Nicholas Hilliard, 1575
Walker Art Gallery, Liverpool
 
La forma e il caratteristico gioco cromatico della Rosa Tudor, si riverberano sui motivi decorativi dei tessuti, resi con grande cura (da notare la stoffa delle maniche a "maheutres"), fino a dettare i colori stessi del sontuoso abito alla francese e dei molti gioielli che lo illuminano.
Fra le gemme, le perle, oltre a richiamare la sua discendenza York, sottolineano la femminilità e la verginità della regnante, la quale, per servire pienamente il suo popolo, ha scelto la castità del nubilato.
 
Ritratto di Elisabetta I, "The Pelican Portrait"
Nicholas Hilliard, 1575
(partic.)

Esiste un altro ritratto, attribuito allo stesso pittore e simmetricamente speculare al precedente, conosciuto come "The Phoenix Portrait". Le creature che danno il nome ai due dipinti, simboleggiano cristologicamente le virtù fondamentali attribuite ad Elisabetta I: la carità nell'esercizio del regno, quella stessa del Pellicano che si becca il petto a sangue per nutrire la prole e la capacità di rigenerarsi, propria della Fenice, conservando (la regina è nubile e dunque senza discendenza) un'intramontabile, eterna giovinezza.
A.T

Ritratto di Elisabetta I, "The Phoenix Portrait"
olio su tavola, autore Nicholas Hilliard, 1575
National Portrait Gallery, Londra

 
Per approfondire:
"Le rose antiche da giardino", Graham Stuart Thomas. Rizzoli-L'Ornitorinco, 1979.
"Donne di palazzo nelle corti europee", a cura di Angela Giallongo, Edizioni Unicopli, 2005.

venerdì 8 gennaio 2016

Moderna Rosa, adesso in libreria

Una rosa d'oggi - frutto di ibridazioni e innesti, quasi non ha più il profumo che avevano le sue antenate - vuole conoscere le sue origini, le splendide ave prima di lei, la vera fragranza di ciò che si dice rosa.
Un percorso a ritroso nel tempo e nei giardini di un tempo.
Un'educazione sentimentale che riparte da Rhodi, ossia l'Isola delle Rose.
Una famiglia nata nell'emisfero boreale durante l'Eocene e che si diramò in tutto il mondo, anche grazie a dame, artisti e scrittori.
Moderna, sii la Don Quijote di noi rose!
Ma avvolgiti di un ramo di ortiche e fai volare attorno a te un'ape.

Moderna Rosa
Autrice, Clelia Lanucara
Edizioni del Gattaccio, Milano



In copertina, Rosa 'Florentia'
acquerello e grafite su carta
Aurora Tazza, 2015
 
Per ulteriori informazioni, per ordinare e acquistare il libro
o il relativo e-book, visitare il sito delle Edizioni del Gattaccio.

mercoledì 6 gennaio 2016

Le piante dei Magi a Palazzo Medici Riccardi

Dopo un prolungato periodo di assenza, torno su queste pagine, nel giorno dell'Epifania, con qualche breve riflessione sul celebre e fiabesco corteo dei Magi affrescato da Benozzo Gozzoli nella cappella di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze.
L'opera, commissionata da Piero il Gottoso e risalente al 1459, è composta da una sequenza di immagini di grande complessità, organizzate secondo molteplici piani prospettici e caratterizzate da raffinati cromatismi e particolare finezza dei dettagli.
La magnifica cavalcata che da Gerusalemme, la città fortificata dipinta sulla parete orientale della cappella, si dirige verso Betlemme, possiede però un doppio livello di lettura, rappresentando anche e soprattutto, la celebrazione della famiglia de' Medici e delle sue conquiste politiche. All'evento straordinario sono chiamati a partecipare pubblicamente illustri invitati, che rendono omaggio alla famiglia sfilando secondo modalità ed usanze proprie della Firenze del quattrocento.
L'opera offre, naturalmente, innumerevoli spunti di ricerca: dallo studio dei ritratti di principi e uomini illustri, alle simbologie legate agli oggetti inanimati, ai colori e agli elementi decorativi degli abiti, così come alle creature del regno animale, addomesticate e selvatiche, che popolano il corteo, le campagne ed i cieli che sovrastano la scena.

Melchiorre (a sinistra)
 

Ad interessare e sorprendere c'è anche la grande varietà di specie vegetali che disegnano elegantemente il paesaggio toscano nel quale si muove il corteggio regale, scenario di cui Emilio Sereni ci ha dato una memorabile interpretazione, attraverso una delle sue acute analisi storico-urbanistiche.*
 
 
 
 
La flora è resa con grande cura naturalistica e con uguale nitidezza al variare delle profondità, conservando, nella stilizzazione geometrizzante di alcune specie arboree, un carattere fiabesco coerente con il clima generale dell'opera.
Ad una osservazione più attenta, ci si accorge poi che alcune delle essenze affrescate sono poste in posizione privilegiata rispetto alle altre, costituendo una sorta di cerniera fra i primi piani in cui si snoda la parte più fastosa del corteo e il paesaggio campestre di fondo.
Alberi di aranci e palme, collocate quest'ultime in riparate cavità rocciose, segnano il passaggio lento e solenne del re Gaspare e del suo sontuoso seguito, evocando esse stesse atmosfere e preziosità delle terre da cui provengono i tre re e dandoci un'ulteriore conferma del valore di pregevole rarità esotica attribuito, a quel tempo, alle piante di agrumi.
 
 

Gaspare
 

 
 
 

Troviamo anche esemplari della flora mediterranea quali cipressi, pini, allori, alberi da frutto e cespugli di pallide rose alba e rosse galliche che, con il verde del fogliame, evocano i colori delle virtù teologali, fede, speranza e carità, colori di cui sono vestiti gli stessi re.
 
 
 
 
Si comprende, dunque, come la scelta di questi elementi vegetali, collocati in prossimità del corteo, non fu certamente dettata soltanto da esigenze decorative, ma piuttosto dalla necessità di attuare colti rimandi simbolici, legati alle personalità e ai ruoli pubblici dei principi e degli eminenti uomini politici che presero parte a questa splendida apoteosi visiva della famiglia de' Medici.
A.T.

*"(...). Della bella, intricata, fastosa complessità del paesaggio toscano, per intanto, ques'opera di bellezza sembra darci già l'espressione culminante. Siamo al limite - estetico e storico - della individuale spontaneità (per educata e scaltrita ch'essa sia) nell'elaborazione del paesaggio.(...)"
da: "Storia del paesaggio agrario italiano"
Emilio Sereni. Laterza, 1961.
 
 
Baldassarre

 
Per la bibliografia e una dettagliata documentazione iconografica dell'opera, si rimanda al sito della Mediateca di Palazzo Medici Riccardi.